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Blue John Canyon


Venerdi 19



Oggi pomeriggio, le previsioni sono pessime.

Ma io devo sentirmi con un’amica di Salt Lake, per organizzare qualche canyon da fare insieme nel weekend, dove il meteo sembra perfetto visto che c’è lo 0% di possibilità di pioggia.
Al mattino quindi parto direzione UT95 per una visita all'Arsenic Arch e al Little Egypt, quest'ultimo presenta delle formazioni molto simili a quelle del Blue Canyon in Arizona.
La deviazione dalla statale è molto breve, così mi godo qualche ora di cammino in mezzo alle formazioni colorate.
Il posto non è male se uno è di passaggio, ovviamente avrei preferito qualche altro canyon ma sia il meteo che le tempistiche non me lo permettevano.
Torno quindi ad Hanksville, e grazie al gestore della stazione di servizio, ho libero accesso al wifi e posso sentirmi con la mia amica canyonista Cristina.
Il programma è di stare tutto il week end a esplorare tutte le forcelle del Blue John Canyon, il luogo reso famoso ( e super affollato da visitatori ) dal film 127 ore che racconta dell'incidente occorso a Aron Ralston.
L'appuntamento è stasera verso le 22/ 22.30 sulla UT24 all'inizio della strada sterrata che conduce verso il canyon nella zona di Robbers Roost e Hans nella sezione Maze di Canyonlands.
Nel pomeriggio arriva la pioggia, per fortuna non molto forte, quindi pensiamo alle possibili alternative in caso la strada non sia praticabile.
Intorno alla 18 Cristina mi invia il messaggio per dirmi che è partita da Salt Lake, io cosi ho tutto il tempo per andare a cena e mangiarmi una delle ultime spettacolari steak , per fare la spesa e per caricare il frigo con un po' di ghiaccio.
Verso le 21,45 parto da Hanksville con calma, per raggiungere il punto di incontro.
Circa 20 minuti di auto e sono li, vedo in lontananza nuvole e lampi che non promettono bene e sembrano venire proprio nella mia direzione.
Poco dopo arriva Cristina, beviamo una birra fresca e valutiamo il da farsi, mentre teniamo sotto controllo il temporale, che è quasi sopra di noi, ma sembra non andare verso la zona del Blue John, cosi ci mettiamo in marcia con le nostre auto per affrontare i 50 km di sterrato in pieno buio.
La strada è in buone condizioni, tranne due punti dove la sabbia ha formato delle collinette, qui la sabbia è abbastanza profonda  ma anche senza 4wd con un po' di velocità riesco a passare.
Incontriamo anche alcune mucche , che non ne vogliono saperne di spostarsi, ma noi poco per volta riusciamo a farle muovere cosi raggiungiamo finalmente Granary Spring, dove ci sono altre due auto di altri canyoneers che domani andranno in un altro canyon.
Dopo un ultimo briefing per definire il percorso di domani e ci infiliamo nei nostri sacchi a pelo per andare a dormire.



Mg. parziali: 94
Mg. totali: 1326



Sabato 20


La sveglia suona presto, riponiamo tutte le nostre cose in auto ma quando stiamo per partire, i ragazzi che dormivano poco più lontano ci chiedono di aiutarli perchè le loro batterie sono a terra e le macchine non partono.

Grazie ai cavi di Cristina risolviamo il problema in un minuto e possiamo finalmente cominciare la nostra giornata.
L'idea oggi è quella di raggiungere il Lower Blue John ( la zona in cui ci fu l'incidente) scendendo dalla Main fork  per poi tornare indietro risalendo, il che definisce un percorso abbastanza lunghetto.
Entriamo quindi dalla Main Fork e ci divertiamo nei diversi downclimbing senza corda, anche se ripuliamo il canyon da diversi metri di fettucce lasciate da qualcuno.
Questa forcella è bella con tratti stretti  e altri tratti più larghi con alte pareti, incontriamo qualche pozza di acqua ma niente di profondo, finchè arriviamo all'intersezione.
Qui si collegano tutte le varie forcelle e il percorso diventa uno solo , e dopo un paio di chilometri ci porta all'ingresso del Lower Blue John.
Alla bocca del canyon si trova un trave di albero incastonato, e proprio li accanto le pareti danno la possibilità di scendere senza l'ausilio di corde.
Il canyon si restringe, con delle belle pareti di roccia rossa e una parte più chiusa e buia, finchè arriviamo al famoso masso dove, nel 2003, Aron Ralston fu costretto ad amputarsi il braccio per sopravvivere .
Continuiamo fino alla fine e arriviamo all'ultima calata, una 25 metri che scende nel canyon che porta alla Great Galley di Horseshoe, dove ci sono i petroglifici.
A noi sinceramente non interessano e quindi ritorniamo indietro in risalita, fermandoci ancora nei punti più belli per qualche foto, anche se qui senza la reflex è un po' complicato portare a casa scatti decenti, ma ci pensa il video della gopro.
La risalita è divertente anche se un po' impegnativa e cosi arriviamo leggermente stanchini al campo base, ma ci aspettano le birre che gelosamente la borsa frigo ci ha tenuto fresche.
Ci prepariamo la cena, e dopo cerco di fare qualche foto notturna, prima di andare a dormire



Domenica 21




Altra sveglia presto, colazione e si parte!

Spostiamo nuovamente un auto per usarla come navetta al ritorno, oggi scenderemo la parte tecnica della east con la stretta di squeeze e usciremo dalla forcella Little.
Raggiungiamo l'ingresso della East Fork  e c'è subito la prima calata per entrare, anche se si potrebbe evitare percorrendo un sentiero più avanti, cerchiamo qualcosa per ancorarci.
In tutta la zona i bulloni sono vietati, quindi solo ancore naturali, non ci sono rocce vicine o alberi, cosi raccogliamo qualche ramo per costruirci una sicura.
Alla fine usiamo l'ancoraggio solo per sicurezza perchè riusciamo a scendere in disarrampicata fino al fondo del canyon.

Questa forcella è molto bella con bellissimi passaggi stretti, piccole calate, downclimbing e diverse pozze di acqua non proprio pulita, dove purtroppo dobbiamo immergerci dentro, per proseguire.
Arriviamo poi alla intersezione con la parte chiamata “squeeze” e ne percorriamo un buon tratto al contrario.
Questa parte è incredibile, strettissimi passaggi al limite in zone buie dove per forza dobbiamo usare la luce frontale, cunicoli e piccole caverne dove le pareti sono cosi chiuse e alte che la luce non riesce ad entrare e fango e ragni ci accompagnano per un bel tratto.
Continuiamo quindi sempre nella East Fork in un'altra bella sezione slot molto semplice dove si cammina semplicemente all'interno senza nessun ostacolo, questa sezione è la più lunga di tutte e cambia continuamente, sicuramente una delle più belle di tutte quelle che comprendono il Blue John Canyon.
Arriviamo poi alla Juction del giorno precedente e stavolta risaliamo dall'uscita del Little Blue John, alla fine è già pomeriggio inoltrato e oltre il ritorno ci tocca ancora tutta la strada per rientrare, soprattutto per Cristina che deve tornare a Salt lake.
Sono circa le 17,30 quando arriviamo dalla prima macchina, ci rinfreschiamo con una birra e mangiamo qualcosa per poi tornare nuovamente a Granary Spring per la seconda auto.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo alla congiunzione di Horseshoe Canyon, dove un cartello chiamato proprio 127 ore, mette in guardia sui pericoli del canyon e i costi in caso di invio di soccorsi ( in caso di utilizzo di un elicottero i costi variano dai 6,000 ai 20,000 $ )
Tornati alla civiltà sulla strada asfaltata saluto Cristina e la ringrazio per il bel week end di vero Canyoning stile Utah e ci diamo appuntamento per qualche canyon in Italia.
Ormai sono quasi le 20, e arrivato a Hanksville, non mi rimane che trovare un hotel per la notte.

Mg. parziali: 60
Mg. totali: 1386


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