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Memphis

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I miei viaggi
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Introduzione


Memphis, negli Stati Uniti, significa semplicemente musica. Non è l’unica città a contendersi questo titolo dato che deve deve vedersela con Nashville per quanto riguarda il Country e New Orleans per il jazz, tuttavia vanta un primato indiscusso per quanto riguarda il Blues e soprattutto il Rock’n Roll. Ma Memphis non è solo questo: fu anche uno degli epicentri della lotta per i diritti civili che sconvolse le antiche gerarchie degli Stati Uniti negli anni ’60, e che portò all’America come la conosciamo adesso. Insomma, motivi per visitarla ce ne sono tanti: una meta insolita ma che non delude chi sa apprezzarne i lati positivi pur prendendo atto di una condizione attuale forse non proprio del tutto florida a causa della crisi economica.

Informazioni utili


Memphis si trova all’estremità sud-ovest del Tennessee, dove le montagne sono ormai un ricordo e l’immensa pianura americana domina il paesaggio con la sua snervante monotonia. Pochi Km dopo Memphis il Tennesse termina per lasciare spazio al torrido Arkansas verso ovest e al languido Mississippi verso sud.
Come raggiuggere la città
Sono tanti i modi per raggiungere la città. L’aeroporto internazionale di Memphis, mega-hub della FedEx, offre voli giornalieri da e per tutte le principali città americane. Una soluzione più romantica, anche se sicuramente più lenta, è quella di utilizzare il treno: Amtrak offre il suo “City of New Orleans” che viaggia regolarmente da Chicago a New Orleans e viceversa tagliando in 2 l’intera nazione. O ancora, se siete amanti del on the road, Memphis è attraversata dalla I-55 (St. Louis - New Orleans) sulla direttrice nord sud e dalla I-40 sulla direttrice Nashville - Oklahoma City. Di solito non sono arterie particolarmente trafficate, e vale la pena percorrerle per farsi un’idea di quella parte degli Stati Uniti meno conosciuta. Infine Memphis si raggiunge in bus con le linee Greyhound, per coloro che vogliono immergersi anima e corpo nella vita degli americani di tutti i giorni abbandonando per un po’ le vesti del turista. Sono scomodi ma sono veri.

La città non è particolarmente grande o popolosa per gli standard americani: si parla di circa 660.000 abitanti, in gran parte african-americans, molti dei quali vivono attualmente sotto la soglia della povertà. Il massiccio afflusso di abitanti di colore risale all’occupazione dell’esercito nordista subito dopo la sconfitta degli stati confederati (di cui il Tennessee faceva parte) nella Guerra di Secessione.
Dal punto di vista geografico, invece, Memphis non si discosta molto dalla maggior parte delle città sviluppatesi durante la grande espansione verso ovest: essenziale la presenza di un fiume (in questo caso il Mississippi, spesso protagonista assoluto di tante pagine di cultura americana), che garantiva acqua e collegamenti con le altre città per il trasporto del cotone che veniva coltivato in questa zona.
La zona era abitata fin dall’antichità, e il primo insediamento di origine europea fu opera addirittura degli spagnoli provenienti dalla Louisiana. Infine una curiosità: il nome Memphis fu scelto quale omaggio alla quasi omonima città egiziana di antica stirpe. Un fatto non troppo inusuale negli Stati Uniti.
I periodi migliori per visitare la città sono la primavera (teatro oltretutto del principale evento dell’anno, il “Memphis in May”) e l’inizio dell’autunno (non oltre la prima metà di ottobre) questo consente di evitare il clima torrido, caldo e umido, che caratterizza l’estate, e il freddo pungente dell’inverno con una temperatura record di -25 gradi registrata a dicembre 1963. 


Visitare Memphis


Non ci sono dubbi su quale sia l’attrattiva principale di Memphis: sicuramente Graceland, la dimora di Elvis Presley. Colui che ha creato il rock’n roll, l’unico americano cui sia stato attribuito l’onore di essere chiamato “The King” in una nazione che è nata repubblicana e morirà tale, scelse proprio Memphis quale dimora principale pur essendo nato nel piccolo villaggio di Tupelo nel Mississippi. Il sito attrae ancor oggi moltissimi visitatori, sia nostalgici appassionati della sua musica sia semplici curiosi desiderosi di capire il perché di una fenomeno planetario senza precedenti. La visita inizia dal centro visitatori dove si acquista il biglietto e si attende il proprio turno di imbarcare sul bus navetta che, di fatto, si limita ad attraversare la strada e farvi percorrere il breve dialetto di accesso alla villa: un modo ingegnoso per scaglionare le visite, oltretutto l’unico disponibile per accedere. L’attesa si inganna visitando la collezione di auto e moto di Elvis (con alcuni pezzi fantastici, fra cui la Mercedes limousine anni ’70 con telefono e televisore), o i suoi 2 aerei personali di cui uno con rubinetterie in oro. E, ovviamente, si finanzia la dimora acquistando uno dei tantissimi gadget disponibili ai negozi di souvenir.
Poi si accede alla villa e si apre una finestra sulla personalità del proprietario: ben poco spazio al kitsch e al pacchiano, ben pochi eccessi a partire dalle dimensioni relativamente contenute, una casa di lusso ma comunque una casa da vivere nell’intimità familiare. Forse il vero Elvis era ben diverso dalla maschera che impersonava in scena, forse proprio per questo non ha retto. Impressionante la raccolta dei premi vinti in carriera, una galleria interminabile di riconoscimenti che ricorda il successo ottenuto dall’artista. Infine si arriva alla tomba: semplice e senza eccessivi orpelli, come tutta la casa, dove raccogliersi in religioso silenzio e rendere comunque omaggio a un artista che ha fatto emozionare milioni di fans. Prima di riprendere l’auto è doveroso camminare lungo il muretto della villa, su cui i tanti ammiratori lasciano il loro affezionato saluto a “The King”.
L’altro luogo simbolo della musica di Memphis è Beale Street: qua è nato il Blues, qua hanno suonato i più grandi interpreti di questo genere musicale fra cui Aretha Franklin (originaria proprio di Memphis) e il recentemente scomparso e compianto B.B. King, che proprio qui iniziò la sua luminosa carriera venendo soprannominato Beale Street Blues Boy, che divenne poi solo Blues Boy da cui l’acronimo B.B. Dopo un periodo di declino e grazie all’interessamento del Congresso prima e di tanti notabili della città dopo, Beale Street è stata riportata all’antico splendore e adesso è il centro di un’attivissima vita serale con ristoranti, locali notturni e musica, tanta musica che penetra nei corpi e nelle anime dei visitatori in un caleidoscopio di luci ed emozioni. Un posto da non perdere assolutamente per gli amanti della musica, con l’annesso walk of fame e le statue dei grandi cantanti del passato. Oltretutto il Beale Street Music Festival, che si tiene abitualmente a fine aprile-inizi maggio, è l’evento che dà inizio al celeberrimo festival denominato “Memhis in May”. La kermesse è suddivisa in 4 eventi: il citato Beale Street Music Festival, l’International Week dedicato alla musica, alla cultura e alla gastronomia della nazione ospite in quell’anno (nel 2015 l’onore è toccato alla Polonia, l’Italia è stata protagonista nel 1992), il “World Championship Barbecue Cooking Contest” (il “più grande barbecue a base di maiale del mondo”, perché il maiale è una componente essenziale della cucina del sud che si differenzia in questo dall’uso dominante del manzo) e infine il Sunset Symphony, la serie di concerti classici che chiude rappresenta l’epilogo del mese di attività. Maggio è quindi proprio il mese migliore per visitare Memphis, ma occorre prenotare in anticipo per scongiurare il pericolo del “sold out”, come si dice qua.
Per completare la scoperta del glorioso passato musicale della città si devono visitare The Sun Studio e il Rock’n Roll Museum. Il primo è il luogo dove nel 1954 fu lanciata la carriera di elvis registrando “That’s alright mama”, che viene utilizzato ancora oggi, ma il suo memento di gloria appartiene al passato (Justin Timberlake, altro famoso figlio di Memphis, non risulta lo utilizzi). Il Rock’n’roll Museum, invece, conserva cimeli relativi alla storia di questo genere musicale ed è ubicato proprio di fronte alla Gibson Guitar Factory, anch’essa visitabile.
Chi invece fosse interessato alla storia della lotta per i diritti civili della popolazione african-american non potrà mancare il National Civil Rights Museum. Noi europei tendiamo a dare per scontato, perché da noi così succede, che tutti i cittadini di una data nazione godano degli stessi diritti. In America fino agli anni ’60 non era così, con alcuni stati che applicavano legislazioni non troppo dissimili dai regimi che praticavano l’apartheid: oggi è propio grazie a persone come Martin Luther King, assassinato nel 1968 nel complesso del Lorraine Motel a Memphis che ospita il museo, non è più così almeno sulla carta. Il museo vale bene una visita per comprendere come, a distanza di 100 anni dalla Guerra di Secessione che formalmente aveva portato all’abolizione della schiavitù, di fatto ben poco fosse cambiato nella condizione della popolazione di colore. Ci volle una seconda rivoluzione, molto più pacifica del primo sanguinoso scontro, per far sì che i principi sanciti da Lincoln venissero applicati nella vita di tutti i giorni. Ma non fu un processo semplice come testimoniato da quanto accadde al Lorraine Motel, dove il principale esponente del movimento che combatteva per i diritti naturali di tutte le persone incredibilmente disattesi in una anziano fondata sulla libertà fu barbaramente ucciso. Probabilmente se Martin Luther King potesse vedere l’America di oggi non ne sarebbe estasiato, ma grazie a lui è sicuramente migliore di come era un tempo.
A Memphis bisogna anche vedere il Mississippi, un fiume immenso che per gli americani è molto più di una mera espressione geografica avendo rappresentato, per decenni, il confine fra l’est sviluppato e civilizzato e l’ovest selvaggio e inesplorato. Attraversarlo significava quasi abbandonare una nazione ed entrare in un’altra dal carattere diametralmente opposto. Un fiume cantato, dipinto, rappresentato, odiato e osannato 1000 volte nell’arco della centenaria vita degli States. Il posto migliore per ammirarlo è sicuramente Mud Island (che in realtà non è un’isola ma una penisola): da qui si gode una vista a 180 gradi delle sue anse, delle sue acque a volte placide a volte tempestose, dei giganteschi ponti che lo attraversano e delle chiatte altrettanto gigantesche che lo solcano ancora oggi, come viene fatto fin dall’antichità. A Mud Island sorge anche il Mississippi Museum, la cui attrattiva principale è sicuramente la riproduzione del fiume Mississippi in scala, una sorta di piccolo ruscello che terminal sia corsa gettandosi in una piscina fatta a forma di Golfo del Messico. A nessun altro fiume americano viene tributato un simile onore.
Memphis offre inoltre una serie di interessanti musei che spaziano dalla tecnologia all’arte antica: molti di loro si trovano nel complesso del Pink Palace, mentre il museo d’arte principale è sicuramente il Memphis Brooks Museum of Art, ubicato a Overton Park, con collezioni del rinascimento italiano, barocco, impressionismo e artisti moderni. Il passato della città emerge anche dal Victorian Village, la zona dove si conservano le antiche ville degli insediamenti iniziali, splendidi esempi dell’epoca d’oro dell’architettura. Tutte costruite fra il 1846 e il 1890, alcune di queste dimore sono oggi visitabili nel loro splendore senza tempo: trattandosi però, in alcuni casi, di luoghi attualmente abitati, bisogna prestare particolare attenzione agli orari di accesso che possono essere i più vari. L’America non è nata sui grattacieli, dopotutto, e alcuni esempi di glorioso passato si trovano sparsi per il suo infinito territorio. Non mancano, come in quasi tutte le città americane, uno zoo e un children museum per la gioia dei viaggiatori più piccoli e bisognosi di liberare la loro esplosiva iperatttività. 
Infine una attrazione che definire curiosa è dire poco. Recatevi prima delle 11 (o delle 17, per il percorso inverso) al lussuoso Peabody Hotel per assistere alla sfilata delle anatre da e per la fontana dell’hotel, guidate pomposamente dal Duckmaster al suono della King Cotton March. Questa tradizione si perpetra ininterrotta fin dal 1930, vi hanno assistito personaggi famosi ed è stata anche immortalata in televisione e al cinema. Può sembrare, e in effetti forse lo è, una parodia delle pompose cerimonie tradizionali inglesi, fatto sta che i bambini ne vanno entusiasti e assistervi può rappresentare un piacevole intervallo durante la visita alla città.
E chi invece ha poco tempo, può semplicemente dedicarsi a una passeggiata sulla minuscola Main Street, simbolo di un passato glorioso che convive con le difficoltà del presente.

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